Renzo Piano “fare architettura” – Bologna, 0ttobre 2009

Ottobre 9, 2009 di amelia valletta

TED – Technology, entrateinment e design, GRATIS!!

Ottobre 9, 2009 di amelia valletta

TEDTranslate_4up

Per chi vuole ascoltare gli interventi – 18 minuti – di chi immagina il futuro del nostro mondo…GRATIS!!!

http://www.ted.com/

il mondo che ci aspetta

Settembre 24, 2009 di amelia valletta

DSC03760C’è chi consulta la sfera di cristallo e chi, con camice a fiori in stile Hawai, ogni anno dal ‘68 si riunisce a Palo Alto, California, per delineare il domani che ci aspetta. Il luogo di questi brainstorming è, ovviamente, l’Institute for the Future. Quest’anno, oltre 700 individui tra tecnocrati, security manager, poeti, matematici eccetera, suddividendolo per parole chiave – società, economia, ambiente, infrastruttura, politica – hanno cercato di delineare il mondo tra dieci anni. …continua>>

http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/07/storie/extra-il-mondo-che-ti-aspetta.aspx?page=1

L’interesse per il design è una questione di conformismo

Maggio 12, 2009 di amelia valletta

100-019-25Così, Gillo Dorfles, pittore, critico e filosofo triestino, classe 1910, parla dell’atteggiamento che molti italiani hanno nei confronti di questa disciplina «La coscienza del design non esisteva 50 anni fa. Si sta sviluppando da una quindicina d’anni. E i livelli sociali che ci tengono, gli intellettuali, fanno tutti gli sforzi possibili per ricorrere a oggetti griffati. Il conformista fa quello che fanno tutti: l’ importante è non pensare con la propria testa, mimetizzarsi, adeguarsi, amare solo ciò che va di moda nel vestiario o in filosofia, nella scelta dei vini o nell’ arte.”Riti e vezzi che ammazzano l’originalità e ci spingono verso il basso.

da «Conformisti. La morte dell’ autenticità» di Gillo Dorfles.

il design senza idee

Maggio 12, 2009 di amelia valletta

Un tempo le idee avevano la netta prevalenza sulla forma. Oggi, invece, si assiste al fenomeno contrario. Un’apparente condizione di “encefalogramma piatto” dove le “cose” vengono prodotte all’infinito e dove per emergere in un mercato concorrenziale, bisogna abbassare i prezzi: alla lunga vinceranno i cinesi. Ecco la denuncia di Andea Branzi apparsa su Interni marzo. “Il pericolo è che questo vuoto di idee” dice “venga riempito dalle morali dell’ambientalismo quotidiano…della salvaguardia dell’ambiente…lasciando spazio ad un governo della scienza” e non della creatività.

A. Branzi, Interni marzo 09

Quando l’innovazione viene da noi

Aprile 1, 2009 di amelia valletta

advertisingweekideasLa scorsa settimana sono stata alla presentazione del libro Creative Communities, curato da  Anna Meroni: una raccolta di casi studio in  cui gli individui e le comunità creative di tutto il mondo rappresentano le risorse esistenti per produrre soluzioni innovative per i problemi della vita quotidiana, a livello locale.  Soluzioni in cui, intenzionalmente o per caso, gli interessi dei singoli coincidono con quelli della collettività, creando le condizioni per un uso delle risorse + soddisfacente in grado di restituire significato alle attività quotidiane, e prospettando possibili forme di transizione verso sistemi di vita + sostenibili. Vale la pena di leggerlo per capire come il processo bottom-up può fornire soluzioni efficaci attraverso forme di cooperazione integrata e semplice allo stesso tempo.

teoricamente scaricabile da qui http://www.sustainable-everyday.net/main/?page_id=20

Open-source – sapere libero

Marzo 31, 2009 di amelia valletta

newmediacity_640OpenCola è una bibita unica nel suo genere: la ricetta è liberamente reperibile e modificabile. Chiunque può prepararla e migliorarla a patto di distribuire unitamente al prodotto modificato, la nuova ricetta. OpenCola è una evidente provocazione, una metafora per illustrare il modello di sviluppo del software open source. In questa intervista, Cory Doctorow, scrittore di fantascienza, blogger, commentatore per prestigiose testate (da Wired a The Guardian) spiega la sua battaglia nel nome della condivisione del sapere e della difesa del progresso tecnologico ostacolato dall’avidità miope di certa industria. Inoltre il caso italiano di “Arduino”, racconta che nella gratuità e condivisione, i profitti vengono da altre sponde…

http://www.meetthemediaguru.org/guru/index.php/02/intervista-a-cory-doctorow/#more-255

http://www.arduino.cc/

Red-dot 2009

Marzo 31, 2009 di amelia valletta

red_dotIl red dot design award rappresenta uno dei più autorevoli design competition nel mondo, dal 1955. Le categorie sono 3: product design, communication design” e “design concept” . Nel 2008 ci sono state più di 11,000 iscrizioni da 61 nazioni. Ritengo che il monitoraggio dei risultati di questo concorso, ci dia una lettura, seppur non esaustiva, di cosa oggi possa significare la parola “innovazione” nel design.

http://www.registration.pd.red-dot.de/

RAEE – smaltire tech

Marzo 31, 2009 di amelia valletta

wasteOgni anno produciamo 14 chili di spazzatura elettronica a testa. Frigoriferi, televisori, climatizzatori, cellulari, computer, lettori mp3, elettrodomestici, ma anche giocattoli, lampadine, phon e via dicendo. Tutti prodotti che contengono sostanze pericolose e metalli tossici. Il pianeta dice basta, eppure, non esiste una vera regolamentazione in merito al loro smaltimeto. La nuova normativa europea fa ricadere la responsabilità dello smaltimento direttamente sui produttori di elettronica che sono tenuti a organizzarsi in consorzi collettivi e riciclare determinate percentuali di rifiuti. Ma è anche vero che il problema andrebbe risolto a monte, in fase di progetto, prevedendo, tra l’altro, il disassemblamento delle parti. Un’inchiesta di Nicola Bruno per D Repubblica, ci spiega come stanno le cose.

http://dweb.repubblica.it/dweb/2009/03/28/societa/societa/049tra63949.html

il vero consumatore frugale o zozzone?

Marzo 24, 2009 di amelia valletta

moving-school-mettelange-architectsIn Occidente si parla tanto dell’emergere di un nuovo “consumatore frugale”, ma altre parti del mondo sono più avanti di noi in questo campo. Così ho cominciato a fare attenzione a quelle piccole abitudini quotidiane dei cinesi da cui possiamo imparare come si stringe la cinghia: non per forza a colpi di rinunce drammatiche, ma con una miriade di micro-aggiustamenti, a volte perfino inconsapevoli perché “ereditati”. Ecco un primo elenco dalla mia osservazione delle persone con cui vivo a Pechino, i miei vicini di casa e amici cinesi.

di di Federico Rampini     http://dweb.repubblica.it/dweb/2009/03/14/idee/idee/050ind63750.html

Lo standard è l’eccellenza

Marzo 24, 2009 di amelia valletta

Oggi per avere successo non basta che un oggetto funzioni: deve funzionare molto bene e guadagnarsi costantemente il nostro interesse.
Tutto ciò che non funziona o non serve è automaticamente eliminato dal sistema. Ma oggi, per avere successo, non basta che un oggetto funzioni: deve essere molto utile e funzionare molto bene. Potrei quasi dire che lo standard minimo è diventato l’eccellenza.
Per durare nel tempo, un prodotto deve attirare continuamente la nostra attenzione. Se ci riesce, arrivano anche i profitti. Il denaro è un modo per manifestare la nostra attenzione. Se continuiamo a usare il prodotto significa che ci interessa molto e se lo raccomandiamo ai nostri amici vuol dire che merita davvero la nostra attenzione…

KEVIN KELLY è un esperto di cultura digitale. È stato tra i fondatori di Wired. È appassionato di fotografia e di cultura asiatica. Vive in California. Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Where attention flows, money follows.

http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2645

Cultura dove sei?

Marzo 1, 2009 di amelia valletta

tkmag4924406f38f7dQuindici domande dirette, radicali, inequivocabili sono alla base del progetto pubblico Questions Questions, ideato dall’artista Alfredo Jaar per innescare una riflessione sul possibile ruolo della cultura: espressione del tempo in cui viviamo e ambito di elaborazione di risposte ad urgenze e diversità del presente. Jaar è convinto che proprio in un momento di precarietà, con un mondo angustiato da insicurezze e da tensioni, una rinnovata spinta culturale possa contribuire a individuare nuovo senso e nuovi valori, mentre dove manchi una visione d’insieme la percezione della realtà e degli altri resterà necessariamente frammentaria, parziale, superficiale, e rischierà di lasciare spazio a zone d’ombra e d’irresponsabilità. La cultura, con la sua attenzione al presente e con la sua energia costruttiva, può costituire un tessuto connettivo, può rappresentare questa visione d’insieme. Praticamente quello che da anni vado predicando alle aziende che operano nel design…la cultura unisce, semplifica, genera visione e strategie vincenti..

Cos’è la cultura?
Cultura dove sei?
La cultura è critica sociale?
La cultura è necessaria?
La cultura è politica?
La religione è cultura?
La cultura dell’emergenza…
Abbiamo dimenticato la cultura?
Alla ricerca della cultura a Milano…
Alla ricerca di Gramsci a Milano…
Alla ricerca di Pasolini a Milano…
Quali sono le responsabilità della cultura?
L’intellettuale è inutile?
La politica ha bisogno della cultura?
La cultura fa volare l’Italia?

http://www.provincia.milano.it/cultura/manifestazioni/oberdan/it_is_difficult_08/progetto.html

siamo tutti creoli

Marzo 1, 2009 di amelia valletta

d0002457_498031397c084In occasione della vernice della Tate Triennal, a cura di Nicolas Bourriaud, l’ex curatore del Palais de Tokyo, già autore del manifesto Relational Estetics – non ancora tradotto in Italiano – e di Post-production, spiega in un sintetico manifesto di appena dodici righe, la nascita della Nuova Modernità e la morte dl Postmodernismo. <<Una nuova Modernità sta per emergere, riconfigurata in relazione all’età della globalizzazione…; l’infittirsi delle comunicazioni, dei viaggi e delle migrazioni stanno influenzando il nostro modo di vivere….; il multiculturalismo e l’identità sono stati sostiuiti dal concetto di creolizzazione; questo nuovo universalismo è basato sulla traduzione….; la Tate Triennale del 2009 si presenta come una discussine collettiva attorno alla premesa che il postmodernismo stia per morire e che noi stiamo per fare esperienza di una nuova altermodernità.>>

Altermodern
Manifesto

POSTMODERNISM IS DEAD

A new modernity is emerging, reconfigured to an age of globalisation – understood in its economic, political and cultural aspects: an altermodern culture
Increased communication, travel and migration are affecting the way we live
Our daily lives consist of journeys in a chaotic and teeming universe
Multiculturalism and identity is being overtaken by creolisation: Artists are now starting from a globalised state of culture
This new universalism is based on translations, subtitling and generalised dubbing
Today’s art explores the bonds that text and image, time and space, weave between themselves
Artists are responding to a new globalised perception. They traverse a cultural landscape saturated with signs and create new pathways between multiple formats of expression and communication.
The Tate Triennial 2009 at Tate Britain presents a collective discussion around this premise that postmodernism is coming to an end, and we are experiencing the emergence of a global altermodernity.

Nicolas Bourriaud
Altermodern – Tate Triennial 2009
at Tate Britain
4 February – 26 April 2009

quando l’emozione guida la ragione

Marzo 1, 2009 di amelia valletta

wit01montalcini_art_piece<<Quello che in molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell´ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni fa a oggi, e non differisce molto tra l´homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. L´altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. È nato con il linguaggio e in 150.000 anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura. Si trova nella neo-corteccia. Purtroppo, buona parte del nostro comportamento è ancora guidata dal cervello arcaico. Tutte le grandi tragedie ” la Shoah, le guerre, il nazismo, il razzismo”sono dovute alla prevalenza della componente emotiva su quella cognitiva. E il cervello arcaico è così abile da indurci a pensare che tutto questo sia controllato dal nostro pensiero, quando non è così. (…)Bisognerebbe spiegarlo ai giovani, dei due cervelli. I giovani di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l´illusione di stare ragionando. Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo. Bisognerebbe spiegarglielo>>

Da intervista di paolo Giordano a Rita Levi Montalcini, Repubblica 19 febbraio

Per me l’Italia è un suono

Febbraio 22, 2009 di amelia valletta

“per me l’Italia è un suono – l’Italia è una lingua – di tutti i nostri sensi l’udito è l’unico che non possiamo non usare – possiamo chiudere gli occhi, non toccare, non mangiare, non annusare, però non possiamo non sentire -” Lorenzo Jovanotti

+ servizi e – hardware= meno rifiuti

Febbraio 20, 2009 di amelia valletta

La crisi obbliga le aziende, oltre che i singoli consumatori, a ridurre gli investimenti in tecnologie. Come trasformare la recessione  in un’occasione di business? Ce lo spiega Ursula Burns, presidente di Xerox.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2009/02/stampanti-servizi-aziende-intervista-burns-xerox.shtml?uuid=19bfb344-f811-11dd-83be-26610f932962&DocRulesView=Libero&fromSearch

Wallpaper Design Awards 2009: the winners

Febbraio 19, 2009 di amelia valletta

214_ciussai_appli_jp070109_aLa giuria è di tutto rispetto, possiamo fidarci – Kanye West, Jean Nouvel, Ines de la Fressange, Marc Newson, Sir Ken Adam and Stefano Pilati – I premi spesso ci insegnano tante cose: come vanno i tempi, cosa desiderano le persone, chi ha il potere e chi no, come cambia la vita…

http://www.wallpaper.com/news/design-awards-2009-the-winners/2963

Dream Society: dall’informazione all’emozione

Febbraio 18, 2009 di amelia valletta

85cs0987Come rimettere in moto l’innovazione?Facendo appello alle emozioni.Oggi i nostri consumi sono guidati da bisogni più emotivi che razionali. Quello di avventura, per esempio, ma anche quello di sicurezza, di appartenenza, di espressione. Tutti sono veicolati da storie, ecco perché nelle mie conferenze a numerose aziende in giro per il mondo, da Rio de Janeiro a Seul, parlo immancabilmente di immaginazione. Nel nuovo secolo acquistiamo prima di tutto storie, quelle in cui crediamo: non compriamo il caffè, ma la ricetta segreta per tostarlo, non delle uova ma il racconto della vita in campagna, e un SUV vende la sua idea di libertà prima ancora che le sue specifiche tecniche. La vera crescita del mercato allora arriverà dalla vendita di valori e di esperienze a cui i prodotti sono attaccati. La gente dirà: “Ho comprato una storia bellissima sulla lealtà e insieme mi hanno dato anche un orologio”. La società del domani? Siamo alle soglie di un cambio di paradigma, un nuovo modello di business, la Dream Society: dall’informazione all’emozione. Nella società dell’informazione ciò che conta è la rigida logica delle prestazioni. Ma i consumatori oggi possono permettersi di dare per scontata la qualità tecnica, andare oltre la mera funzione e premiare chi saprà fare appello al cervello limbico, la sede delle emozioni. Nell’Information Society gli eroi erano gli ingegneri, nella Dream Society sono e saranno sempre di più gli storytellers visionari come Richard Branson o Steve Jobs. Ai businessmen dico spesso: se non avete immaginazione, assumete artisti, perché loro scoveranno narrazioni laddove voi vedete solo prestazioni. Nei Paesi asiatici in particolare, Giappone, Corea, Taiwan, le aziende che hanno vinto la sfida dell’Information Society cercano ora qualcosa di nuovo con cui misurarsi, consapevoli che sono i consumatori a scegliere quali storie saranno vere o false. La Dream Society cambierà anche le università. Nella società delle prestazioni gli studi universitari rimangono spesso confinati all’ambito accademico. Ma con nuove strutture immaginative, capaci di fare da ponte tra ricerca, mercato e consumatori, idee non convenzionali avranno nuovi spazi per trasformare la società. Grazie agli storytellers e alla loro capacità di immaginare il futuro”.

di Rolf Jensen * Futurologo danese, è Chief Imagination Officer della società di consulenza Dream Society. Ha scritto The Dream Society: How the Coming Shift from Information to Imagination Will Transform Your Business e Heartstorm (McGraw-Hill)

http://dweb.repubblica.it/dweb/2009/02/14/idee/idee/029inn63329.html

Verso una complessità smart…

Febbraio 2, 2009 di amelia valletta

Nick Laird, giovane poeta inglese di belle speranze, solleva il polverone: “non tolleriamo la complessità. Tutto deve essere facilmente digeribile.”Il suo è un punto di vista che va ben oltre la poesia e ci tocca molto da vicino. Il design “mordi e fuggi” non è un fenomeno transitorio, ma una realtà consolidata e, ahimè, in evoluzione. Viviamo nell’epoca del pensiero sbrigativo, al quale richiediamo di compredere tutto immediatamente. “Smart” è la parola d’ordine,  ovverosia, come ci insegna Peter Drucker nel suo libro del 1954 “The practice of Management”,  Specific (specifico), Measurable (misurabile), Achievable (attuabile), Realistic (realistico), Time-related (entro quando?)…in altre parole, inviabile attraverso un sms…, proprio come una poesia di Ungaretti…”M’illumino di Immenso” o come il centomilionesimo tavolino della Urquiola. Ma dove sono finiti gli insegnamenti di Venturi sulla complessità e le contraddizioni insite nella pratica del progetto? E come sopravvivere all’era della semplificazione progettuale che genera spazzatura difficile da smaltire?

L’Italia dell’ago e filo

Febbraio 2, 2009 di amelia valletta

Gucci, Prada, Ferrari e Armani. Questi i brand che occupano i primi posti nella classifica di quelli con valore economico superiore al miliardo di euro. L’Italia che emerge, detta regole nel mondo dello stile, ma è del tutto assente dalla finanza, dall’Hi-tech e persino nll’alimentare, nautica e meccanica. Questi dati non ci sorprendono, ma ci fanno riflettere sulla strada che stiamo prendendo…

fonte: Interbrand